Chiesa, un nuovo club?

“Or erano perseveranti nella dottrina degli apostoli e nella comunione, e nel rompere il pane, e nelle orazioni.”…”Ed il Signore aggiungeva alla Chiesa ogni giorno coloro che erano salvati” (Atti 2:42,47; versione Diodati).Oggi sono tanto di moda tra gli adolescenti ed i giovani i tatuaggi (“Tattoos”) ed i piercing. Nella Bibbia è detto qualcosa in proposito?

Viviamo nell’epoca delle associazioni. Gruppi più o meno esclusivi si formano continuamente, distinzioni grandi e piccole si organizzano, proliferano raggruppamenti sia in campo politico sia in quello religioso. Se da un lato si parla tanto di “villaggio globale” e di “società multirazziale”, dall’altro si tende sempre più a riconoscersi in realtà spesso circoscritte e delimitate. Si costituiscono comunità, comuni, compagnie, aggregazioni, gruppi, sette, corporazioni, leghe, congreghe, club.
Il club è “un circolo, un’associazione i cui membri si riuniscono in una sede propria per conversare, consumare i pasti ecc.”, ma è anche “un’associazione con un determinato scopo in ambito nazionale o anche internazionale. I club sono fioriti soprattutto in ambito anglosassone raggruppando per lo più elementi appartenenti ad una medesima classe sociale” (dizionario Treccani).
Se pensiamo bene alla realtà delle nostre chiese locali, possiamo ben dire che il rischio è reale, il pericolo incombente, speriamo che nessun credente ne sperimenti già le dannose conseguenze. Ebbene, la comunità locale potrebbe snaturarsi, perdere i suoi scopi principali, cambiare fino a divenire “qualcosa” che non è più chiesa. In mancanza di un autentico risveglio la trasformazione risulta facile, quasi naturale ed automatica. La chiesa diviene un circolo culturale, formato da un gruppo ben preparato, colto, con notevoli capacità dialettiche, dove la gente viene volentieri ad ascoltare persone capaci di solleticare l’orecchio. Oppure un circolo musicale, con tanta gente che affolla la sala per sentire della buona musica. Questo metodo mal si amalgama con la dottrina degli apostoli, cioè la Parola di Dio, che dovrà necessariamente uscire di scena, se non nella enunciazione (meditazione, predicazione), di sicuro nella realizzazione (coerenza pratica, etica evangelica). Alla chiesa, al singolo credente il compito di seguire l’esortazione apostolica riportata in II Timoteo 4: 2-4: “Predica la Parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, sgrida, esorta con grande pazienza e sempre istruendo. Perché verrà il tempo che non sopporteranno la sana dottrina; ma per prurito d’udire si accumuleranno dottori secondo le loro proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole.”
La chiesa potrebbe divenire un semplice luogo di ritrovo. Asilo, rifugio, nascondiglio, qualcosa che ti dia un senso di protezione e nel contempo ti stimoli adeguatamente. Si prediligono attività sociali, ricreative, di intrattenimento per i giovani, di animazione per i più piccoli, a volte attività sportive e, immancabili, quelle culinarie.
Tutti hanno degli incarichi, indipendentemente dalla loro vita spirituale. La Bibbia dice che prima devono essere provati e se sono fedeli, potranno assumere l’incarico, ma noi siamo moderni ed incoraggiamo tutti, nel club tutti si devono sentire a loro agio. E’ sorprendente. Anche se questa filosofia non appartiene allo spirito della Chiesa delle origini, tuttavia se ne parla con orgoglio: “Noi nella nostra chiesa facciamo così, sapessi che bello! Siamo moderni, i credenti del duemila”. L’evangelizzazione diviene un invito ad associarsi ed a “fare come noi”, perché è piacevole (e fa bene alla salute). Peccato che a soccombere stavolta siano le indispensabili comunione fraterna e preghiera… pazienza, non si può avere tutto dalla vita! La comunione fraterna è sostituita dallo “stare insieme”, sparisce la narrazione delle grandi opere del Signore, cioè la testimonianza personale. Nella chiesa riunita in preghiera, allora, Pietro arrivò e “raccontò loro in qual modo il Signore l’aveva tratto fuori dalla prigione” (Atti 12:17); nel ritrovo no, si fanno quattro chiacchiere, si raccontano cose divertenti, si parla del programma o del personaggio televisivo e spesso si termina con uno spuntino.
La preghiera non è poi così necessaria, anche se Gesù ne ha dichiarata l’assoluta necessità, dandoci oltretutto un esempio inequivocabile, e l’apostolo Paolo ha detto di pregare continuamente… noi siamo moderni, non abbiamo tempo: nel ritrovo non c’è vita di preghiera al massimo c’è qualche preghiera, esercizio secondario, pratica ben riposta nella cassetta del pronto soccorso da aprire in momenti in cui si hanno problemi (di salute).
La Chiesa rischia di trasformarsi in una semplice società umana. Ben organizzata, con mille attività, purtroppo sterili, ma pazienza, oggi l’importante è “fare”! Del resto un pò di cortesia e di calore umano è più che sufficiente, se ad essi si somma un tocco sentimentale, un ricordo molto vago, un rito commovente, la Santa Cena. Sebbene Gesù abbia detto di “rompere il pane” in memoria di Lui e della Sua Opera, cosa che comprende grande profondità ed intensa comunione con Dio, noi andiamo sempre di corsa, siamo superficiali perché la vita è così! Non ci si chieda di approfondire l’opera della Redenzione nella Bibbia, non c’è tempo!
Un aspetto di questa “società” è la formazione del clan, o di diversi clan, al suo interno, vi sono i parenti e vi sono “gli altri”. Inserirsi è difficilissimo, a volte il Signore cerca di inserire qualche nuovo, come faceva nella chiesa delle origini, ma le maglie del clan si chiudono come gli scudi del coccodrillo. L’estraneo è guardato con sospetto, scansato, isolato, non gli resta che andarsene e la tribù, la squadra, il clan è liberato dall’intruso. Vero è che Gesù ci disse di predicare l’Evangelo ad ogni creatura, ma l’evangelizzazione “tradizionale” è poi così utile? Inoltre il clan non vede di buon occhio il nostro modo di presentarci, si vergogna. “Che penseranno i miei amici, ed i vicini? Possiamo noi colpire la suscettibilità della gente predicando il ravvedimento? E poi, quante spese! Stampa, radio,tv, troppe uscite”. Ed ecco sistemata un’altra scomoda pratica della chiesa delle origini. Ma è questo il giusto sentimento? Ciò che spendiamo per l’evangelizzazione non è ben speso? O deve essere sottoposto alle statistiche? L’apostolo Paolo, che aveva a cuore più di ogni altra cosa il guadagnare qualcuno a Cristo, non faceva conto della sua vita pur di compiere la sua corsa ed il servizio affidatogli dal Signore, quello di testimoniare dell’Evangelo della grazia di Dio.
Tornare alle origini della Chiesa è lo scopo primario per cui Dio ha suscitato il Risveglio Pentecostale: io e te, che cosa vogliamo fare? Noi che abbiamo capito la differenza, che cosa sceglieremo: la chiesa od il club? Dio ci aiuti.

di Simone Caporaletti - Pubblicato da Cristiani Oggi


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