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Il rispetto verso Dio - Ebrei 12:17-29
“Perciò, ricevendo un regno che non può essere scosso, siamo riconoscenti, e offriamo così a Dio un culto accettevole, con riverenza e timore!” (Ebrei 12:28).


La vera amicizia si basa sul rispetto. Così l’amicizia perdura e porta frutti benefici. L’eccessiva familiarità rovina i migliori rapporti. Conoscenza più intima, eccessive libertà… degenera il reciproco rispetto. Allora i rapporti si alterano, nasce quasi l’ostilità e… finanche l’odio.

Questo vale anche nei nostri rapporti con Dio.
Quale concetto abbiamo di Dio? (cosa pensiamo) Qual è l’attitudine che manteniamo nei Suoi confronti?
Questo manifesterà se godiamo con Lui una comunione profonda, oppure un rapporto superficiale, casuale.

Pensiamo a Dio e pensiamo al rispetto. Leggiamo spesso nelle Scritture l’espressione “il timore dell’Eterno”:
riverenza, onore, profonda ammirazione, alta considerazione… il bisogno di consultarlo.
Proverbi 9:10, ribadisce “il principio della sapienza è il timor dell’Eterno”.
In Atti 10:12, il Centurione Cornelio é descritto come “un uomo giusto che temeva Iddio”
Pietro dichiara che “ in qualunque nazione, chi lo teme ed opera giustamente gli è accettevole” (Atti 10:35).
Nella sinagoga di Antiochia di Pisidia, Paolo indirizza il suo sermone non soltanto agli ascoltatori giudei, ma “a chiunque fra voi teme Iddio” (Atti 13:26).

Dio vuole che abbiamo paura di Lui? Non ci ha creati per avere comunione con noi… Non potrebbe esserci vera comunione se vivessimo col terrore di Dio. Ma Lui sa che non possiamo veramente amarLo, adorarLo, servirLo e vivere un buon rapporto con Lui senza un profondo rispetto.

Osserviamo questa verità nel A.T.
Al Sinai quando fu data la legge, ognuno fu tenuto a distanza, mentre la montagna tremava (Esodo 19:16-21).
Nei giorni di Samuele migliaia perirono quando alcuni vollero guardare dentro l’arca (1 Samuele 6:19,20).
Durante il regno di Davide un uomo fu colpito a morte per aver afferrato l’arca (2 Samuele 6:6,7).

Nella dispensazione della grazia non vediamo questi solenni avvertimenti della Maestà Divina, ma non per questo dobbiamo considerare con leggerezza l’importanza del rispetto. Esso ci porterà a rispettare la chiesa, la bibbia, gli anziani della chiesa, i genitori, le autorità. Ci proteggerà contro un’attitudine frivola nei servizi di culto. “Date a Cesare quel ch’è di Cesare, e a Dio quel ch’è di Dio “.
Stefano, interrogato dal Sinedrio, si rivolse ai suoi accusatori come a “fratelli e padri”. Paolo si scusò per essersi rivolto inconsapevolmente con asprezza nei confronti del sommo Sacerdote.

Lo Spirito Santo affina il rude spirito umano. Ci rende franchi, ma mai rudi o volgari. Dona ai credenti fiducia in Dio, fiducia che non degenera in familiarita irriverente.
Tante perdite, una devastazione, ma Giobbe si rifiuta di accettare i consigli della moglie: maledire Dio. In mezzo alla tragedia “… Giobbe si alzò e si stracciò il mantello e si rase il capo e si prostrò a terra e adorò e disse: “Nudo sono uscito dal seno di mia madre, e nudo tornerò in seno della terra; l’Eterno ha dato, l’Eterno ha tolto; sia benedetto il nome dell’Eterno” (Giobbe 1:20,21).
Mosé, l’uomo con il quale Dio parlò faccia a faccia (Esodo 33:11), ammise con onestà al Sinai: “io sono tutto spaventato e tremante” (Ebrei 12:21).
Isaia, quando vide il Signore come non Lo aveva mai visto prima, fu cosi sopraffatto dalla visione che grido: “Ahi, lasso me, ch’io son perduto!” (Isaia 6:5).
Dopo la Pentecoste, la presenza dominante dello Spirito, in cui i credenti si muovevano continuamente, é evidente in ogni pagina degli Atti: “ogni anima era presa da timore (Atti 2:43).
Anania e Saffira inquinarono questa atmosfera, Pietro disse che avevano mentito non a loro, ma allo Spirito Santo e per il giudizio divino morirono. Allora “gran paura ne venne alla chiesa intera e a tutti coloro che udivano queste cose” (Atti 5:11).
In Atti 9:31 la chiesa “aveva pace, essendo edificata; e camminando nel timor del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, moltiplicava”.
Quando si sparse la notizia dell’insuccesso degli esorcisti figli di Sceva, “tutti furono presi da spevento, e il nome del Signor Gesù era magnificato” (Atti 19:17).

Offrire il culto con rispetto
Vivere con rispetto nei confronti del Signore, non significa avere un culto contegnoso e solenne, in cui nessuno osa proferir suono che non sia nel  programma, con un cantare  lento come  un canto funebre. Il profondo rispetto si avverte spesso fra le espressioni di lode e nella grande libertà spirituale. Alcuni hanno difficoltà a comprendere la libertà dell’adorazione pentecostale… irriverenti? a volte hanno avuto ragione, perché ci vuole sensibilità per sapere dove termina la libertà dello Spirito e inizia… I fuochi strani a volte somigliano al fuoco dell’altare. Il rispetto può esserci sia nel silenzio che nell’esuberanza, dipende dalla guida dello Spirito.

Non dobbiamo stare davanti a Dio con la schiena curva come schiavi spaventati, ma, anche se abbiamo con Lui la familiarità che si ha con un Padre, non permetteremo mai a questa familiarita di sconfinare in un comportamento sconveniente verso di Lui che é il Creatore dell’Universo, l’Iddio Eterno, l’Onnipotente.

La perdita di sensibilità verso l’orrore del peccato fa corrodere lo spirito di riverenza
Vicino alle creature viventi, Giovanni vide la luminosa presenza dello Spirito Santo, simboleggiato dalle “sette lampade di fuoco che ardevano davanti al trono” e vide davanti al trono di Dio quattro creature viventi il cui tema senza fine era la santità di Dio (Apocalisse 4:5-8). Il loro continuo coro: “Santo, Santo, Santo” ci spinge all’adorazione, prostrati sulle nostre ginocchia. Nella presenza dello Spirito Santo non possiamo non essere sopraffatti dalla realtà della santità di Dio.

In giorni di permissivismo e di lassezza morale, confidiamo nella potenza santificante dello Spirito che ci terrà sempre consapevoli della nostra natura e non ci farà dimenticare il tema: “Santo, Santo, Santo”.

Se siamo ripieni, guidati e rapiti dallo Spirito di Dio, mentre siamo ancora sulla terra cominceremo a cantare il cantico che Giovanni chiamò il cantico di Mosé e il cantico dell’Agnello: “Grandi e meravigliose sono le tue opere, o Signore Iddio Onnipotente; giuste e vivaci sono le tue vie, o Re delle nazioni. Chi non temerà, o Signore, e chi non glorificherà il tuo Nome? Poiché tu solo sei santo; e tutte le nazioni verranno e adoreranno nel tuo cospetto, poiché i tuoi giudizi sono stati manifestati” (Apocalisse 15:4).         

“Un figlio onora suo padre, e un servo il Suo Signore; se dunque io son Padre, dov’è l’onore che m’è dovuto? E se son Signore, dov’è il timore che m’appartiene?” (Malachia 1:6).

 
 
         
 

ADI Napoli - Fuorigrotta

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